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A META’ - Storie tra Italia e Albania

un film-documentario di

Andrea Segre, Francesco Cressati, Dritan Taulla e Elidon Lamani
prodotto dal Comune di Padova
Menzione Speciale Maremma DOCFestival
Selezione Ufficiale al 6°MilanoFilmFestival e al Premio Libero Bizzarr



Essere e sentirsi a metà. Cercare di costruirsi una vita "funzionante" e "funzionale" in una terra non tua, ma necessariamente tua. Vivere a metà tra la voglia di sognare e la necessità di fuggire. Vivere a metà tra quello che tu sai della tua vita e quello che il mondo che infastidito ti ospita si ostina a non voler sapere della vita non solo tua, ma di tutti i tuoi ignari compagni di viaggio.

Questa è la condizione del migrante che i protagonisti di questo film raccontano lungo le strade diverse e intrecciate delle loro migrazioni tra l'Albania, terra vicina e nascosta, e l'Italia, terra di ospitalità e ostilità.

Per conoscere queste storie abbiamo viaggiato anche noi autori, tra Padova e Valona, realizzando un film che anch'esso non poteva che porsi "A metà".

In questo documentario raccontiamo la storia di alcuni figli delle migrazioni tra Albania e Italia


I PERSONAGGI

ALBINA (Padova) 29 anni

Ballerina del Teatro di Stato a Valona fino al '90 e figlia di un Ufficiale vede tutti i suoi sogni svanire con la fine del comunismo. IL padre viene licenziato è lei non può più ballare. Dopo mesi di indecisione si mette a lavorare come cameriera, mette via i soldi necessari per un passaporto falso e parte per l'Italia. Vive e lavora nella provincia di Padova, passando da un pub all'altro sempre in nero. Nel '97 con la sanatoria si mette in regola e conosce Carlo, imprenditore italiano. Oggi è sposata con lui, ha un figlio, ha aperto un'azienda a suo nome collegata a quella del marito e ha portato la madre e le 5 sorelle a Padova. Il padre è stato ucciso nei disordini del '97.

ARIAN (Valona) 35 anni

E' stato in Italia dal '92 al '96 Viaggio con tre navi di fortuna, aiutato da pescatori In Italia compra passaporto falso bosniaco e ottiene status di rifugiato Lavora in Basilicata e a Milano come falegname. Torna a Valona e apre una falegnameria che ha oggi 8 dipendenti

Intervistato all'interno della sua falegnameria nella zona artigianale di Valona

AUREL 24 anni

Da 5 anni è in Italia, ma per la prima volta vi sta entrando regolarmente. Racconta come e perché.

Intervistato in traghetto tra Valona e Brindisi

ILION (Padova) 34 anni

E' uno dei 10mila del grande esodo. Dal '91 in Italia ha sempre lavorato come elettricista, ma non è mai riuscito a sposarsi con una Italiana. Così si è sposato con una valonese ed è riuscito a farla venire a Padova.

Intervistato nel suo appartamento nella periferia padovana.

FATMIR (Bologna) 40 anni

Regista cinematografico. Lo abbiamo incontrato a Bologna alla prima in Italia del suo nuovo film "Tirana Anno Zero", un film che racconta i modi e i perchè dell'emigrare degli albanesi. Ci ha detto quali sono le sue idee e cosa è secondo lui importante capire e raccontare.

Intervistato nella hall dell'albergo di Bologna e durante presentazione e proiezione del suo film

VALBONA (Padova) 24 anni

Arrivata a Padova da Scutari 4 anni fa per studiare non c'è riuscita per motivi economici. Si è rimboccata le maniche e ha iniziato a lavorare. Oggi vive con altre 4 ragazze (2 albanesi, l rumena e l italiana) e lavora come parrucchiera. Fidanzata con un ragazzo italiano, all'inizio pensava di voler tornare, ma oggi non più, perche è troppo cambiata rispetto alle sue amiche di Scutari. Intervistata nel negozio di parucchiera dove lavora



IL RACCONTO


Il percorso narrativo scelto per raccontare la complessità delle storie di migrazione tra Italia e Albania è quello di far scorrere le interviste lungo un unico immaginario viaggio di emigrazione e ritorno.

E’ come se stessimo descrivendo il viaggio di una sola persona che decide di lasciare Valona, arriva in Italia, attraversa giorni, mesi o anni di avventure, difficoltà e soddisfazioni e che poi, per volontà o costrizione, ritorna a Valona dove ricostruisce la sua vita. Questa persona però non esiste in quanto tale, ma è “composta” dalle vite, dai pensieri, dalle emozioni e dalle storie dei nostri 8 personaggi. Ilion è partito per caso, Albina per raggiungere la sorella. Arian ha vissuto in Italia con grande sacrificio e fatica, ma anche con fortuna e successo, Albina dopo anni di fatica è diventata imprenditrice e ha portato in Italia tutte le 5 sorelle e la madre rimasta vedova. Arian è tornato per aprire una falegnameria con il padre e oggi ha 8 dipendenti, Aurel è tornato solo per poter ripartire con regolari documenti. Un viaggio complesso di andata e ritorno che non esclude nuove partenze, nuovi viaggi e nuove speranze.


La linearità del percorso è sottolineata anche dalle tappe del viaggio di noi autori, da Valona a Padova e ritorno: una migrazione artistica attraverso cui raccontare e quasi condividere storie di cittadini albanesi e dei loro viaggi.



L'IDEA


Dopo l’esperienza di Ka Drita?, film in quattro parti sulla vita e il pensiero a Valona, gli autori del Centro Giovanile di Valona e quelli del gruppo toniCorti di Padova hanno dato vita ad un nuovo progetto di “video-cooperazione”, la cui idea centrale è stata quella di lavorare fino in fondo sul principio e sulle pratiche della reciprocità. Nell’affrontare, infatti, il tema del racconto, ovvero le storie di migranti tra Albania e Italia, la scelta è stata quella di attraversare i territori e i modi della migrazione e di leggere la migrazione innanzitutto come percorso individuale ma anche collettivo di scambio ed interazione. Per fare ciò i quattro autori hanno deciso di costruire una propria migrazione da Padova a Valona e ritorno (o, nella logica della reciprocità, da Valona a Padova e ritorno), vivendo in prima persona l’esperienza del viaggio e costringendosi nello stesso tempo a conoscere gli aspetti del fenomeno a loro più lontani: i due autori italiani hanno conosciuto le storie di chi, emigrato in Italia, è tornato in Albania per ricominciare o per fuggire, e i due autori albanesi hanno incontrato le vite di concittadini che hanno deciso di rimanere (o di provare a rimanere) in Italia per costruire o per dimenticare.

E’ in questo percorso di reciproca scoperta che si colloca l’intenzione di superare il muro di ignoranza o di distanza che è insita nell’idea di sguardi intolleranti o compassionevoli, che vedono nelle migrazioni percorsi comunque esterni alla propria società e ancor più alla propria individualità. E’ esterno per l’Albania chi va a vivere in Italia: lo spazio politico e strutturale concesso al contributo degli emigranti è molto spesso vincolato solo alla sua forma econmico-privatista e non come apporto sociale e comune allo sviluppo del Paese. Ed è esterno per l’Italia chi viene dall’Albania: la sua presenza è incanalata in spazi e territori di marginalità e sfruttamento o, nel migliore dei casi, di pietà, e non è quasi mai vissuta come occasione di scambio e conoscenza utile allo sviluppo del Paese.

E’ per questo che raccontare le migrazioni attraverso un percorso che va al di là della mera produzione video, è stato pensata come pratica, sia pur piccola e localizzata, di superamento della “transizione”, ovvero di quella logica che, in cambio di un futuro “certamente migliore”, tende a relegare i cittadini dell’Albania (come di molti altri paesi non ricchi) al poter scegliere solo tra l’attesa o la fuga e che consiglia ai cittadini dell’Italia di alternare in modo utilitaristico le scelte di razionale accoglienza e di necessaria espulsione.