Andrea Segre

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Mafia Capitale e Carità Xenofoba

E' ben difficile trovare qualcosa di non preoccupante nell'inchiesta "Mafia Capitale", ma tra i tanti aspetti ce n'è uno su cui non posso non soffermarmi, perché troppe volte ne ho visto i sintomi e le conseguenze e non solo a Roma. 
Tutto parte da una frase molto semplice che avrò sentito centinaia di volte: "Ah, questa povera gente, è importante aiutarla.

Il vostro lavoro è davvero meritevole." Una frase che funziona ovunque, anche negli ambienti più conservatori, sino a sfiorare anche quelli xenofobi, con cui in realtà stringe una profonda alleanza implicita. "I poveretti" vanno comunque aiutati un po' e per fortuna che c'è qualcuno che lo fa. E' la retorica della carità di superficie, quella che giustifica e copre il menefreghismo, quella che confonde conseguenze con cause. La retorica dell'umanitarismo tout court, quello delle serata di gala con le soubrette che donando al bambino africano, quello che sostiene meglio del cemento armato le fortune commerciali di centinaia di associazioni e cooperative  nazionali e multinazionali. Funziona come un velo: se metti davanti la sofferenza del poveretto, stai tranquillo che 95 cittadini o consumatori su 100 non si occuperanno di capire cosa c'è dietro a quel velo. Un velo talmente potente e funzionale che arriva a coprire anche immense distorsioni, enormi errori, esplicite ingiustizie e ovviamente grandi truffe. Come? Grazie al suo perfetto alleato, l'altra faccia della stessa medaglia, la demagogia xenofoba. Ma che stiamo dicendo? Carità e xenofobia sono alleati? Ma è impossibile. Lo vorrei tanto, ma invece non lo è affatto, anzi. Almeno in Italia. L'ignoranza che il velo umanitarista crea ha la stessa identica natura di quella su cui si basa il consenso xenofobo. Questa natura si chiama "distanza". Mantenere la distanza. Tenere la distanza.
Poveretti e invasori sono due categoria della conoscenza che dialogano alla perfezione e su cui si possono costruire imperi. "Che bravi che siete ad aiutarli". "Mi fanno paura, guarda come vivono (o come si vestono, come mangiano… etc etc)". Due frasi di grande presa nel senso comune che possono essere pronunciate dalla stessa persona nello stesso luogo. Il segreto sta nel metterle insieme queste due frasi. Mettere insieme due mondi apparentemente opposti, esattamente come hanno fatta nel "mondo di mezzo", dove hanno messo insieme le cooperative rosse con gli estremisti neri, l'impegno sociale con la rabbia xenofoba. 
"Gli immigrati? rendono meglio della droga". Per non parlare degli zingari. Le intercettazioni di Buzzi scoprono l'acqua calda, ma finalmente la scoprono. Il suo impero, basato sulla solida alleanza con il gestore del sistema pubblico di emergenze sociali, il signor Odevaine, nasce dall'aver capito tutto ciò.  Ma attenzione, diciamolo ora subito con chiarezza, Buzzi non è  assolutamente il solo. Di imperi così o simili l'Italia ne è piena. E gran parte di questi imperi sono solidamente intrecciati a strutture di potere legate storicamente o strutturalmente alla sinistra politica e alla chiesa cattolica.
Campi rom, centri di accoglienza, piani di emergenza. Una montagna di soldi pubblici affidati senza appalti per "aiutare i poveretti" e per tenere distanti "quelli che fanno paura". Luoghi disumani, isolati, separati da qualsiasi territorio civile, dove concentrare oggetti umani che rendono migliaia di euro al giorno senza alcun timore di controllo. Perché politicamente e comunicativamente nessuno può sognarsi di attaccare chi "aiuta i povereti" e contemporaneamente "gestisce gli invasori". 
Sono luoghi di totale assenza di democrazia e civiltà, dove associazioni e cooperative gestiscono con regimi fiscali favorevoli milioni di euro per fingere di fornire servizi a persone che non hanno alcuna dignità e diritto e che, isolati in questi non-luoghi, imparano presto le regole di questo sistema delirante, cercando di sopravvivere dentro ad esso.
Volete capire di cosa sto parlando senza avere alcun dubbio? Andate in due luoghi: il CARA di Mineo e il Campo di Salone. Il primo è un centro per richiedenti asilo ospitato in un ex villaggio residenziale per marines americani nella piana di Mineo vicino a Catania., il secondo è un campo rom nella periferia di Roma. Entrambi hanno a che fare con il sistema Buzzi-Odevaine e entrambi hanno bisogno di 1 ora del vostro tempo per capire con chiarezza cosa rappresentano: una gallina dalle uova d'oro per chi ha capito che l'alleanza tra carità e xenofobia è una base solidissima per costruire un impero economico.
Andateci davvero. Se volete reagire a questo magma angosciante della corruzione endemica del nostro Paese.
Ma sono certo, perché ne ho visti almeno altri venti o trenta di questi luoghi, che se vi guardate un po' intorno di luoghi simili ne trovate anche dalle vostre parti. Luoghi dove qualcuno perché poveretto è aiutato, ma ben lontano e separato dalla nostra vita "civile".

E quindi? Dobbiamo chiuderli tutti questi luoghi?
Si, questi si. Senza aspettare oltre.
E chiudendoli scoprire che esistono altre esperienze molto diverse che invece non unisco carità e xenofobia, ma solidarietà e conoscenza. Luoghi dove al centro c'è non l'interesse economico di chi li gestisce, ma la volontà di reagire a ingiustizie sociali, partendo da una idea molto semplice: la condivisione di responsabilità. In altri termini non "oddio poveretti che sfortunati", ma "se tu hai un problema probabilmente ne ho uno anch'io".
Di questi luoghi anche ce ne sono molti in Italia, vanno raccontati, mostrati e conosciuti. 
E visto che chiudendo gli altri si liberano dei fondi, molti fondi, vanno anche finanziati.

Il vero problema del nostro Paese è che ha una classe politica o semplicemente corrotta di natura o, e forse è ancor peggio, incollata ai suoi blog-twit-facebook e quindi incapace e disinteressata a conoscere i luoghi reali, le persone. E' normale che questa classe politica decide di gestire in base a due direzioni, alleate tra loro: da una parte gli interessi economici corrotti, dall'altra le regole della comunicazione e del marketing e non dei fatti. 
Per questo esistono i sistemi Buzzi-Odevaine e faticano invece i luoghi reali della solidarietà civile.

Andrea Segre

P.S. se proprio non avete tempo di andare a vedere il CARA di Mineo e il campo di Salone guardate questi due link: MIneo Housing di Cinzia Castania e Campo Sosta di Stefano Liberti e Enrico Parenti

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