Andrea Segre

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De Grillo Elettorale

Leggete anche: De Grillo elettorale 2 - dopo San Giovanni

Ho cercato in questi giorni di studiare e capire il Movimento di Beppe Grillo, rilevante novità politica di questo nostro bizzarro Paese e catalizzatore di molte energie e attenzioni da parte di tanti cittadini, in particolare miei coetanei.

Non condivido i giudizi affrettati di chi lo definisce un movimento pericoloso perché simil-fascista, nè ritengo ragionevole prendere posizioni aprioristiche che ne esaltino o neghino il ruolo di novità storicamente rilevante. Ma dopo alcuni giorni di studio, lettura e ascolto (basati sui materiali multimediali prodotti dal Movimento stesso) sento il bisogno di mettere in evidenza i rischi e le ambiguità del fenomeno.
Lo faccio pubblicamente sul mio blog per un semplice ed unico motivo: perché sino ad ora ho trovato ben pochi approfondimenti sugli aspetti critici di questo movimento, ma solo sentenze e pareri mediatici pro o contro.
Penso che sia importante in questa fase storica avere l'occasione di riflettere prima di farsi trasportare da facili e comprensibili ondate di voto-protesta.
Questo è lo scopo del breve testo che segue: collaborare a un confronto che fin qui mi pare essere mancato, per discutere e pensare prima del voto.
Ho l'impressione che molti tra coloro che votano o pensano di votare questo Movimento, non si siano mai fermati a riflettere e analizzare con calma.
Il mio è un invito a farlo. Con attenzione.


Sono tre le caratteristiche fondamentali del Movimento

1.
La protesta.
Il Movimento è coeso intorno alla protesta e di fatto ha solo due orizzonti progettuali propositivi tendenzialmente (ma non sempre) condivisi al suo interno: la riforma delle politiche energetiche verso un sistema più sostenibile e la diffusione dell'informazione digitale libera e accessibile a tutti.
Più incertezza e ambiguità c'è su altre indicazioni progettuali, tenute per questo molto più defilate, come ad esempio scuola e sanità pubblica (molti gruppi del nord evitano di riprendere questi punti del programma, evidenziando maggiormente la riduzione del peso fiscale) o il reddito di cittadinanza (spesso sbandierato dal leader, ma altrettanto spesso taciuto dalle sezioni locali).
Ben più condivisi e sbandierati sono invece slogan e proposte distruttive, su cui si cementa il movimento: taglio dei costi della politica, abbattimento dei privilegi di trust finanziari, punizione delle corruzioni, abolizione di strutture e rendite di posizione, riduzione degli sprechi, fine dei partiti e simili.
Nel loro programma le parole più usate (oltre il 60% dei punti) sono infatti: abolizione, eliminazione e riduzione.
Tutto è ricostruibile a partire dall'abolizione di sprechi e privilegi. In particolare della classe politica.
(Mai si parla, o almeno così mi pare, di riduzione e tagli dei privilegi del mondo dello spettacolo. Ma capisco la faziosità di questa parentesi e come tale rimane).
Nulla invece esiste sui diritti non materiali, ovvero sulla concezione ideale che sta alla base di un progetto di società: niente su diritti civili,niente su diritti di cittadinanza, niente sui diritti della persona. In altre parole il Movimento rimane volutamente ambiguo su temi quali: aborto, coppie omosessuali, immigrazione, diritto d'asilo, carceri, testamento biologico e molti altri. 
Assolutamente assente (se non per critica ai potenti dell'austerity) la politica estera.
In questo modo il movimento può raccogliere voti in tutte le direzioni. Molti post-fascisti, ex-leghisti e delusi berlusconiani votano per Grillo, nonostante le proposte progettuali sopra citate sembrino tutte sbilanciate a sinistra. In realtà rappresentano la parte meno importante. Ciò che unisce e dirige il consenso è il "mandiamoli tutti a casa". Il resto è o silenziato o inesistente.

2.
La gente comune e il non-partito.
I candidati sono tutti (tranne Grillo) "semplici cittadini", "gente comune", non hanno una storia, una provenienza, un'appartenza politica. E non devono averla. Perchè di base un movimento che esiste solo per abbattere il sistema e per osannare un capo-comico, non può certo proporre una classe dirigente: sarebbe una contraddizione in termini. La gran parte dei curricula dei candidati (ne ho letti una cinquantina tra i più rilevanti) sottolineano la non aderenza a nessun gruppo politico, l'estraneità all'azione politica e di conseguenza la propria "pulita normalità". (Oltre alla costante retorica ben oliata della frase "fedina penale pulita").
E' esattamente l'uomo qualunque, l'uno di noialtri di molti movimenti di protesta e malcontento già visti nella storia italiana e non solo.
A tale caratteristica centrale è poi affiancata la dichiarata assenza di regole e statuto, per dare spazio alla partecipazione diretta di tutti. Non sono previste (se non in informali regolamenti telematici) modalità di elezione dei dirigenti, non sono previsti dirigenti, tanto meno è prevista alcuna possibilità di controllo dei (non)dirigenti.
Tutti e nessuno, per voler sintetizzare.
Tranne...

3.
Il leader
Nulla esisterebbe di tutto ciò che il Movimento è, senza il carisma e la centralità di Beppe Grillo e della sua struttura manageriale e pubblicitaria privata. Tutti i suoi comizi sono monologhi comico-spettacolari di almeno 50', intorno ai quali sono concessi pochi minuti di presenza ai candidati locali. Non mi riferisco, attenzione, a come i comizi vengono rappresentati dai media, ma come vengono comunicati dal Movimento stesso. Grandissima parte dei video caricati nei vari blog riprendono solo l'intervento di Grillo. Gli altri presenti sono o oscurati o ridotti. O probabilmente spesso nemmeno parlano.
Non essendoci statuto non c'è nemmeno alcuna possibilità di controllare, criticare, modificare il pensiero del leader, che fornisce al movimento idee e parole d'ordine attraverso "comunicati politici" (si chiamano proprio così) molto simili a vaticini o sentenze inappellabili.
D'altronde è lui che garantisce sostenibilità, visibilità e fascino del movimento. E la cosa più interessante a questo proposito è la lettura della stampa internazionale: gli italiani passano dal Cavaliere al Comico, questa la non facile opinione extra-nazionale che accompagna questo passaggio storico. Una reputazione che certo non aiuta la necessità di sprovincializzare e riqualificare il paese.


Queste tre caratteristiche unite aprono a tre principali rischi, che sintetizzo in forma di domande:
1. Cosa succede nel momento in cui i tanti nessuno assumono ruoli istituzionali e scoprono di avere molti aspetti di discordia? Come viene gestita all'interno di un movimento che non ha regole? (è l'anticamera dell'ingovernabilità)
2. Chi decide in questa confusione come stabilire la direzione da prendere se non l'unico leader acclamato e necessario? (è il rischio di una deriva autoritario)
3. Esiste un modo per arginare all'interno del movimento eventuali iniziative di un eventuale nessuno diventato potente? (è la condizione più fertile della corruttibilità)

E concludo con una domanda finale che nasce dalla sintesi di questi passaggi: vale davvero la pena, in un momento di giusta e comprensibile rabbia, affidare questo passaggio a chi non sappiamo in cosa ma solo contro cosa crede? A chi ci dice: io questa cosa non chiara nemmeno la so fare, ma voglio provarci comunque, ma senza una forma di regolamento e controllo democratico?

So che esiste una fatidica reazione finale a tutto ciò: va bene, ma esiste qualcun altro di cui fidarsi?
Beh, io leggendo, confrontando e ascoltando il mio "qualcun altro" l'ho trovato. Qualcuno con cui condivido idee e orizzonti progettuali, valori e speranze, non solo rabbia e confuso nichilismo. Ma non sono certo qui a fare campagna elettorale. Lo voterò e ovviamente dentro di me spero lo votiate anche voi.

Buon voto a tutti
a


Film e Documentari